VALORI, PROPRIETA' E ANTIDOTI DEL PEPERONCINO:

Si sa che è la dose a fare il veleno. Prodotti o pozioni miracolose non esistono. La giusta alchimia stà nel dosaggio, e anche nel caso del peperoncino un uso scorretto o eccessivo non fa assolutamente bene. Può infatti essere irritante e infiammatorio causando disturbi anche gravi come ulcere e gastriti. Ovviamente è sconsigliato anche in caso di gravidanza. Tuttavia, se usato con il buon senso possiamo trovare nel peperoncino un alimento eccezionale e ricco di proprietà anche curative.

VALORI NUTRIZIONALI:

100 g di peperoncino in media contengono:

tab valori nutrizionali

PROPRIETÀ:

Le proprietà del peperoncino sono molteplici e in molti casi veramente interessanti.
Tutto o quasi, è costituito dalla Capsaicina, un alcaloide derivato dalla fissazione dell’azoto con altri elementi chimici che si concentra soprattutto nella placenta, il tessuto bianco e membranaceo attaccato nella parte interna del frutto. La capsaicina è l’elemento base del peperoncino, responsabile del "bruciore", ma anche degli effetti più benefici. Tuttavia, il peperoncino è anche una fonte eccellente di vitamina, A, B, C ed E con minerali come molibdeno, manganese, acido folico, potassio, tiamina, e rame. E’ uno degli alimenti con il più alto contenuto di vitamina C, importantissima per il corretto funzionamento del sistema immunitario. E’ ricco di carotenoidi, i quali esercitano effetti protettivi nei confronti di svariate patologie grazie alla neutralizzazione dei radicali liberi. Al peperoncino sono da attribuirsi una potente azione vasodilatatoria e la capacità di fluidificare il sangue migliorando e stimolando la circolazione sanguigna. L’elevato contenuto di antiossidanti permette di ridurre il colesterolo causa di malattie importanti come l’aterosclerosi, ictus, infarti e altre malattie cardiache. La vitamina B6 e l’acido folico riducono l’elevato livello di omocisteina proteggendo i capillari e le pareti dei vasi sanguigni. Inoltre aiuta ad alleviare i dolori artritici alle estremità tramite l’uso di impacchi o pomate. La capsaicina è in grado di stimolare l’appetito, aumentare la secrezione di muco e di succhi gastrici aiutando la digestione, inoltre è disintossicante e antifermentativo intestinale (carminativo). Ha un effetto antibiotico poichè stimola la produzione di leucociti o globuli bianchi che grazie al loro intervento, il corpo umano ha una migliore risposta immunitaria difendendosi dagli attacchi di microorganismi ostili, come virus, batteri, miceti e parassiti. In caso di tabagismo, aiuta a ripulire i polmoni, poichè dilata le vie aeree riducendo l’asma e il respiro affannoso. Il fumo di sigaretta contiene benzopirene che distrugge la vitamina A nel corpo. La vitamina A presente nel peperoncino riduce l’infiammazione dei polmoni e enfisema causati dal fumo di sigaretta. Per le persone che soffrono di diabete il consumo di una piccola quantità di peperoncino nel corso di un normale pasto è in grado di controllare in modo efficace i livelli di insulina. I livelli di insulina necessari per abbassare il contenuto di zuccheri nel sangue possono ridursi del 60% nelle ore successive. Al contrario di quanto molti credono, non causa emorroidi ma le cura grazie al suo alto potere cicatrizzante e vasodilatatorio. Si consiglia comunque moderazione e prudenza per la sua azione irritante sulla mucosa anale. Negli Stati Uniti, hanno studiato l’effetto della capsaicina in vitro ed hanno potuto dimostrare che la capsaicina diminuisce fortemente la proliferazione delle cellule di cancro alla prostata in coltura. Tuttavia, non sono ancora stati effettuati studi clinici sugli uomini. Secondo l´autore, il Dr. H. Phillip Koeffler, la capsaicina attiva una via molecolare che porta alla morte delle cellule (apoptosi), probabilmente tramite una cascata di eventi che inibisce il rilascio del fattore di trascrizione NF-kappa B, il quale in molte cellule tumorali favorisce la sopravvivenza. Questo è di fondamentale importanza per bloccare la crescita del tumore, visto che appunto i tumori sono caratterizzati da una crescita incontrollata delle cellule. Non è comunque consigliabile incrementare indiscriminatamente il consumo di peperoncino visto che non sono ancora stati effettuati studi clinici sugli uomini. La presenza di capsaicina, molto elevata nei cosiddetti peperoncini piccanti, si misura con la scala Scoville. Nel peperone dolce, adatto al consumo fresco, ci sono da 0 a 500 unità Scoville di capsicina, nella varietà Bhut Jolokia, si sono raggiunte le 1.041.427 unità. Curiosità: la vitamina C fu scoperta nel 1921 proprio nei peperoncini dallo scienzato ungherese Albert Szent-Györgyi de Nagyrápolt.

ANTIDOTI:

L’ingestione di peperoncini troppo piccanti può provocare una violenta senzazione di bruciore in bocca, nella gola e nello stomaco. La senzazione di bruciore è un impulso d’allarme causato dalla capsaicina, un olio alcalino liposolubile, la quale in contatto con le mucose, stimola i recettori vanilloidi TRPV1, recettori della trasduzione del dolore. Le soluzioni per alleviare il dolore sono molteplici e le usanze si differenziano da paese a paese. Innanzitutto bere acqua non aiuta poichè la capsaicina e i vari capsaicinoidi non sono solubili in acqua, mentre si diluiscono facilmente nell’alcol. Tuttavia le bevande alcoliche diluendo la capsaicina con un effetto solvente rischiano di diffondere il bruciore anche in quelle zone non ancora colpite. L’antidoto per eccellenza è il latte e i suoi derivati (yogurt, formaggi, gelato, ecc). Infatti, le proteine della caseina contenuta nel latte agiscono come un detergente inglobando nella loro parte grassa la capsaicina rendendola in gran parte inefficente. Un’altro valido aiuto lo danno anche lo zucchero, il miele e il pane. Comunque, non solo i cibi grassi o molto zuccherati aiutano ad alleviare gli effetti della capsaicina, ma anche quelli a base acida. Infatti, mangiando mele, pomodori, ecc, è possibile neutralizzare alcune delle attività alcaline dei capsaicinoidi attenuando parzialmente la loro intensità. E’ usanza in Indonesia e Thailandia mangiare un cetriolo. In Messico si usa il limone.

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